Calendario delle lezioni
Ogni incontro prevede 4 giorni di lezione in cui ogni studente partecipa a due lezioni individuali, minimo a una lezione collettiva di basso continuo e assiste a tutte le altre lezioni.
Ottobre 2026: lezioni dal 6 al 9 incluso
Novembre 2026: lezioni dal 3 a 6 incluso
Dicembre 2026: lezioni dal 15 al 18 incluso
Gennaio 2027: lezioni dal 12 al 15 incluso
Febbraio 2027: lezioni dal 17 al 20 incluso
Marzo 2027: lezioni dal 9 al 12 incluso
Aprile 2027: lezioni dal 6 al 9 incluso
Maggio 2027: lezioni dal 18 al 21 incluso
Giugno 2027: lezioni dall’8 all’11 incluso
Costi:
1 – Costo di iscrizione ai corsi per tutto il periodo ottobre 2026 – giugno 2027: 130€
+
2 – Costo di frequenza dei corsi:
9 incontri di 4 giorni: € 2520
8 incontri di 4 giorni: € 2240
7 incontri di 4 giorni: € 1960
6 incontri di 4 giorni: € 1680
5 incontri di 4 giorni: € 1400
4 incontri di 4 giorni: € 1120
3 incontri di 4 giorni: € 840
2 incontri di 4 giorni: € 560
Uditori: € 50 al giorno
Per riservare un posto per i corsi è necessario versare la quota di iscrizione annuale di € 130 con un bonifico a:
Associazione per la musica e danza antica a Venezia
ABI: 01030 BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A.
CAB: 02004 VENEZIA – AG. 1
IBAN: IT63-Z010-3002-0040-0006-1126-177
BIC: PASCITMMXXX
per informazioni: info@smavenezia.com
Sergio Azzolini
Nato a Bolzano nel 1967, Sergio Azzolini ha studiato fagotto con Romano Santi e Klaus Thunemann, due incontri fondamentali per la sua formazione musicale. Già molto giovane si è imposto in alcuni tra i più importanti concorsi internazionali, ottenendo premi all’ARD di Monaco, al Prague Spring International Music Competition e al Concorso Carl Maria von Weber.
Da allora ha sviluppato un’attività concertistica internazionale molto ampia, muovendosi con naturalezza tra esperienze diverse: come solista, come maestro concertatore, nella musica da camera e all’interno di orchestre e gruppi specializzati nella musica antica. Ha suonato sia il fagotto moderno sia gli strumenti storici, collaborando con alcune delle più importanti formazioni europee, tra cui il Concentus Musicus Wien, l’Accademia Bizantina e Holland Baroque. È inoltre fondatore e direttore della propria orchestra barocca, L’Onda Armonica.
Una parte significativa della sua attività è dedicata alla riscoperta del repertorio e degli strumenti storici. In questo percorso ha approfondito negli ultimi anni in maniera particolare l’organologia e la prassi esecutiva dei fagotti antichi, non come semplice esercizio filologico, ma come strumento per comprendere più profondamente la musica e il modo in cui essa poteva essere concepita e ascoltata nel suo tempo.
Alla base di questo modo di lavorare c’è l’idea che non sia possibile separare la musica dal contesto in cui è nata. Conoscere uno strumento, il suo funzionamento, i suoi limiti e le sue possibilità espressive significa infatti conoscere anche qualcosa della musica che è stata scritta per quello strumento. Allo stesso modo, approfondire l’estetica di un’epoca, le sue convenzioni, il rapporto tra parola e suono, tra gesto musicale e retorica, permette di avvicinarsi al repertorio con una prospettiva diversa, cercando non soltanto di “eseguire” una partitura, ma di capire quale idea di musica possa esserci dietro.
In questo percorso è stato particolarmente importante l’incontro con Nikolaus Harnoncourt, che ha rappresentato per Azzolini un punto di riferimento fondamentale e ha contribuito a rafforzare una concezione della musica intesa come ricerca, curiosità e continuo interrogarsi sulle ragioni delle scelte interpretative. Da questa prospettiva nasce anche il suo interesse per gli strumenti storici: non semplicemente oggetti del passato, ma veri e propri documenti capaci di restituire informazioni sul suono, sulla tecnica, sull’articolazione e sull’estetica musicale di un determinato periodo.
La sua idea di fare musica parte quindi dalla necessità di approfondire prima di tutto ciò che si sta suonando. Per Azzolini la conoscenza storica e organologica non deve diventare una sovrastruttura accademica applicata all’esecuzione, ma deve trasformarsi in qualcosa di concreto, capace di modificare il modo stesso di ascoltare e di suonare.
È anche per questo che ama lavorare con una certa “lentezza”. Non una lentezza intesa come rinuncia all’energia o alla vitalità della musica, ma come possibilità di concedersi il tempo necessario per capire, sperimentare e assorbire i concetti musicali. Lavorare lentamente significa poter ascoltare meglio, accorgersi dei dettagli, mettere in discussione le proprie abitudini e lasciare che un’idea musicale maturi prima di trasformarla in gesto esecutivo. In un mondo musicale spesso dominato dalla velocità, dalla necessità di produrre e di passare rapidamente da un progetto all’altro, questa lentezza diventa per lui quasi una forma di libertà: il tempo necessario per fare musica con maggiore consapevolezza.
Questa ricerca è presente anche nella sua intensa attività discografica. Tra le sue registrazioni più importanti figura l’integrale dei concerti per fagotto di Antonio Vivaldi, realizzata per l’etichetta Naïve, un progetto che testimonia il suo particolare interesse per il repertorio settecentesco e per il rapporto tra strumento, stile e contesto storico.
Parallelamente all’attività concertistica, Sergio Azzolini ha sempre dedicato grande attenzione all’insegnamento. È stato docente a Stoccarda e a Basilea e tiene regolarmente masterclass e corsi internazionali dedicati al fagotto e alla musica da camera. Anche nell’attività didattica cerca di trasmettere non soltanto soluzioni tecniche, ma soprattutto un atteggiamento nei confronti della musica: la curiosità, la capacità di ascoltare, il desiderio di conoscere ciò che sta dietro una partitura e la disponibilità a mettere continuamente in discussione ciò che si crede di sapere.
Il suo percorso, tra fagotto moderno e strumenti storici, tra attività solistica, musica da camera, direzione e ricerca organologica, è quindi caratterizzato dalla volontà di non separare mai la pratica musicale dalla conoscenza. Suonare, studiare, ascoltare e comprendere sono per lui parti dello stesso processo: un modo per avvicinarsi alla musica con rispetto, ma anche con curiosità e libertà, cercando ogni volta di trovare un equilibrio tra ciò che sappiamo del passato e ciò che, ancora oggi, possiamo scoprire attraverso il suono.
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